Sonia Barbadoro
RECITAZIONE

Curriculum vitae completo

Nasce a Macerata e lì inizia giovanissima il suo percorso di attrice nella Scuola di Recitazione del Centro Teatrale Sangallo diretta da Saverio Marconi.
Nel 1990 entra nell’Accademia Nazionale D’arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma dove si diploma Attrice nel 1993. La sua formazione prosegue con: Scuola Internazionale per l’Arte dell’Attore, con insegnanti della Guildhall School di Londra e del G.i.t.i.s di Mosca; Mimo: Marise Flach e Angelo Corti; Biomeccanica: Nikolaj Karpov; Metodo Strasberg: Enzo Sulini, Loredana Scaramella; Recitazione per la camera: Stefano Reali, Riccardo Donna; Voce: Kristin Linklater (Freeing the Natural Voice, Freeing Shakespeare’s Voice); Canto: Adriano Scappini; Recitazione in versi: Carla Bizzarri, Alessandro Fabrizi; Recitazione radiofonica: Master in Teatro Sonoro presso Rai Radio 3; Tecnica Chubbuk: Doris Von Thury; Masterclass con i registi: Cristina Pezzoli, Juan Carlos Corazza, Matthew Lenton.

Proposta didattica

Parti da dove sei

“Start from where you are”. Parti da dove sei.
Questa indicazione è stata determinante per il mio lavoro di attrice, una sorta di chiave di volta, di formula magica. A darmela fu Peter Clough, insegnante della Guildhall School di Londra, durante un laboratorio alla Scuola Internazionale per l’Arte dell’Attore di San Miniato che frequentai appena uscita dall’Accademia.
Come per magia tutta una serie di preoccupazioni, ansie, aspettative, con le quali fino quel momento avevo affrontato il recitare, lo stare in scena svanirono.
Sono troppo tesa, troppo rilassata, mi ricorderò la parte, piacerò, saprò emozionarmi, come mi giudicheranno…e mille altre domande, lasciarono il posto ad una specie di tranquilla sicurezza e ad una sensazione che sempre più andò consolidandosi in me: io vado bene così.
Questa consapevolezza, che è una vera e propria sensazione fisica, contiene una delle cose più importanti per un attore: il permesso. Di essere, di creare, di sbagliare, di conoscersi attraverso l’esperienza, di non giudicarsi, di divertirsi, di non divertirsi, in fin dei conti di sperimentare la propria libertà.
Partire da dove si è mette l’attore in ascolto, di se stesso  e delle relazioni che si creano in scena: con i compagni, con lo spazio e con il pubblico. Attiva una curiosità nuova e annulla il tempo: non esiste un prima e un dopo ma solo il momento presente, il fatidico “qui ed ora”, condizione anch’essa essenziale perché lo stare in scena sia denso e vivo.
“Parti da dove sei” non significa partire da zero, se si è un attore alle prime armi o un allievo, perché poter recitare non dipende per fortuna dall’esperienza, ma significa permettere al complesso processo creativo che presiede all’azione di recitare della recitazione di attivarsi organicamente e di usare tutti gli strumenti a disposizione dell’attore per creare ed essere tramite della funzione principale del teatro: la catarsi.
In questo corso ci occuperemo di fornirci per l’appunto di questi strumenti, rispettando e valorizzando le peculiarità di ogni allievo, con la consapevolezza che tutto quello che si può insegnare sulla recitazione è il “come non si dovrebbe fare”, mentre il “come si fa” è una scoperta che l’attore può fare solo intimamente e, questa volta sì, con l’esperienza. E questo mestiere, si sa, è uno dei pochi che può durare una vita.
Divideremo il percorso di studio in 4 fasi:

  1. CONOSCO
  2. LIBERO
  3. RELAZIONO
  4. CREO

Le tecniche utilizzate sono molteplici e la modalità di insegnamento orientata alla loro applicazione in base alle peculiarità ed esigenze di ogni allievo: Stanislavskij, Strasberg, Donnellan, Karpov, Brook, Meisner, Chubbuk saranno i Maestri che accompagneranno il nostro lavoro.
Il materiale testuale, che spazierà dal teatro classico al teatro contemporaneo, sarà la guida attraverso cui evolverà il percorso, privilegiando monologhi e dialoghi che consentano la conoscenza e pratica dei fondamenti dell’arte dell’attore.
CONOSCO:  questa sezione è dedicata all’osservazione e conoscenza, di sé, dell’altro, delle proprie potenzialità creative,  dello spazio che ci circonda e alla rimozione dei blocchi che ostruiscono la circolazione fluida del talento.

  1. Conoscenza e osservazione: esercizi sull’osservazione di sé, dell’altro, dello spazio. Il racconto di sé, l’imitazione dell’altro. Lo spazio intorno: lo spazio vitale, lo spazio denso. Creazione del gruppo. Il centro propulsore, le camminate nello spazio
  2. Decostruzione dell’automatismo: osservazione e conoscenza dell’automatismo. Il corpo rilassato: rilassamento e tensione. La respirazione e il sospiro di sollievo. Il movimento e l’attenzione. La fiducia, la solidarietà. Lasciar andare.
  3. L’affacciarsi della spontaneità: la scintilla creativa. Il permesso di essere creativi, l’originalità, la ricerca del centro, il guizzo di energia, il piacere di recitare, il qui ed ora.

LIBERO:  grazie alla fiducia instauratasi in sé e nel gruppo, l’attore può cominciare a liberare l’immaginazione e i sensi. Si attivano i meccanismi dell’emotività: sentimenti, sensazione, percezioni. Il motore che genera l’impulso dell’attore è messo in moto.

  1. La forza dell’immaginazione: esercizi di visualizzazione creativa al fine di aumentare la capacità di creare immagini. Respiro e Immaginazione. Immagine-impulso-azione.
  2. I sensi: attenzione, percezione e memoria. 
  3. La concentrazione: il cerchio di attenzione. La densità.
  4. Le categorie creative: l’amore, la rabbia, l’angoscia, la tenerezza, l’odio, l’impotenza, l’infelicità, l’abbandono, la violenza.
  5. Il segreto: esplorazione del privato in pubblico. L’oggetto personale.

RELAZIONO:  in questa fase l’attore oggettivizza i propri impulsi e scopre la dimensione reale della sua capacità creativa, la dimensione relazionistica del teatro, il significato del gesto teatrale, che andrà delineandosi a partire dalle potenzialità uniche e imprescindibili di ognuno.

  1. Il gesto creativo: dal sentimento all’impulso al gesto, organicità, risposta allo stimolo, la comunicazione. La coscienza delle personali capacità gestuali.
  2. Il ritmo: lo spazio e il tempo, il ritmo creativo, il plesso solare, essere nel tempo/fuori dal tempo.
  3. I riflessi: la capacità creativa dei riflessi, il tempo giusto di reazione allo stimolo, azione e re/azione interiore ed esteriore.
  4. Improvvisazione: un attimo prima dell’azione scenica. La risposta organica allo stimolo esterno di una situazione data. Verifica delle reazioni agli ostacoli. Improvvisazione tematizzata. Elementi di improvvisazione: riflessione e decisione
  5. Il cammino verso l’atto creativo completo: Il desiderio di creare attraverso la scena: avvicinamento al gesto teatrale nella sua “forma estetica”. Azioni teatrali unite a stralci di testo. La verbalizzazione.

CREO: la collocazione nello spazio scenico è l’obiettivo di questa ultima fase di lavoro. Rappresenta il passaggio delle competenze finora acquisite verso la parola, il testo e il rapporto con il pubblico.

  1. La collocazione nello spazio drammatico: il rapporto con gli oggetti, con lo spazio, con il tempo.
  2. La relazione: il contatto individuale, interpersonale, sociale, la connessione.
  3. I riflessi: la capacità creativa dei riflessi, il tempo giusto di reazione allo stimolo, azione e re/azione interiore ed esteriore.
  4. Il bersaglio e la posta in gioco: l’obiettivo dell’attore in scena, l’azione, l’impegno.
  5. Lo studio di brani di testo o scene: il racconto della storia del dramma, l’esplorazione delle condizioni e delle atmosfere, le domande giuste.
  6. La ripetizione: la consapevolezza degli effetti esteriori, la vita che si ricrea ogni volta, la capacità di coinvolgimento
  7. Il rapporto con il pubblico: chi è lo spettatore, esplorazione della relazione con il pubblico, l’empatia.

All’interno di questo ampio contenitore, un appuntamento sarà dedicato alla Recitazione in versi.
La lingua italiana, universalmente considerata “musicale”, mostra tutto il  suo fascino e la sua complessità nel verso.
Settenari, endecasillabi, novenari e poi strofe, rime, organizzano le frasi di un componimento poetico o letterario e fanno da detonatore al ritmo in esso contenuto, restituendoci una ricca e raffinata armonia.
Sia la poesia che la drammaturgia in versi sono per l’attore un banco di prova che ne misura la perizia e l’elasticità. La scoperta di come padroneggiarne la lettura e la recitazione è un percorso divertente e pieno di sorprese.
Partendo da strutture più semplici fino ad arrivare ai grandi poemi della nostra letteratura, Dante, Tasso, Alfieri, impareremo a conoscere e a “snocciolare” i versi con impensata facilità, avvicinando così un mondo che spesso consideriamo troppo lontano.